
© 2016 Dott. Salvatore D'Angelo, Psicologo San Giuliano Milanese | Iscrizione Ordine Psicologi Lombardia N. 03/17678 | P. IVA. 09299010968 | Privacy Policy
Dott.
D'Angelo Salvatore
Psicologo Psicoterapeuta
Studio del
Ricevo in :
Via Papa Giovanni XXIII, 17
Via Europa, 3
Piazza De Martino, 1
Contatti :
Iscrizione all'albo della regione Lombardia n° 03/17678

Innanzitutto una premessa importante: non tutti coloro che hanno ansia soffrono di un disturbo d’ansia.
L’ansia è un’emozione complessa che, con una metafora, potremmo definire appartenente ad una più vasta famiglia di emozioni che hanno in comune una parentela più o meno stretta all’emozione di base della paura.
Senza entrare troppo nel dettaglio, basti sapere che le emozioni non sono il risultato di un malfunzionamento, né sovrappiù inutili ed eliminabili: al contrario, esse sono, insieme al pensiero razionale, un modo per conoscere il mondo e prepararsi ad agire.
In altre parole, tutti possono provare ansia in determinate circostanze e, per quanto possa essere spiacevole, non ha nulla di patologico. Sentirsi in ansia, a volte, può essere addirittura indice di un buon funzionamento.
Parliamo di Disturbo d’ansia quando quest’emozione si presenta in maniera automatica in specifiche occasioni e, insieme ad una catena di pensieri tipici, genera un comportamento altrettanto automatico e poco controllato, che può generare un forte disagio o in-abilità per l’individuo che ne soffre.
Il primo disturbo che prenderò in considerazione sarà quello da attacchi di panico per due motivi: è quello che, fra i disturbi d’ansia, genera di solito più preoccupazione, e gli altri disturbi d’ansia seguono uno schema per certi versi molto simile; una volta inteso il nucleo del disturbo di panico, sarà più facile capire gli altri.
(*) Il DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, 5° edizione) distingue 10 tipi di diagnosi di disturbo d’ansia.
Qui mi occuperò più nel dettaglio solo delle Fobie specifiche, del Disturbo d’ansia sociale, del Disturbo di panico, e del Disturbo d’ansia generalizzata.
Il Disturbo di panico (o Disturbo da attacchi di panico) è descritto come una condizione in cui si verificano ricorrenti attacchi di panico inaspettati.
La prima osservazione da fare è che, quindi, avere un singolo attacco di panico non significa necessariamente avere un disturbo da attacchi di panico. Ma cos’è un attacco di panico?
Un attacco di panico è definito come "comparsa improvvisa di paura o disagio intensi, che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano almeno quattro dei seguenti sintomi:
Palpitazioni o tachicardia, Sudorazione, Tremori, Sensazione di soffocare, Sensazione di asfissia, Dolore o fastidio al petto, Nausea o disturbi addominali, Sensazioni di vertigine o di svenimento, Brividi o vampate di calore, Sensazioni di torpore o formicolio, Sensazione di irrealtà o di essere distaccati da se stessi, Paura di impazzire, o di perdere il controllo, Paura di morire
Come risulta da una veloce lettura di questi sintomi, avere un attacco di panico non è un’esperienza piacevole; tuttavia, per poter parlare di Disturbo di Panico
sono necessari altri due elementi: l’attacco (o gli attacchi) di panico deve essere seguito da un periodo di tempo significativo (un mese) in cui si verificano:
Per trarre qualche conclusione, un disturbo da panico può essere un’esperienza difficile da sopportare, e al contempo generare una compromissione importante del funzionamento lavorativo e sociale delle persone che ne sono colpite.
Spesso, la paura di poter avere un attacco ed il tentativo di prevenirlo impegnano la gran parte delle energie psichiche dell’individuo, che di conseguenza non possono essere impiegate per relazionarsi agli altri o per eseguire dei compiti, come ad es. lavorare; in più, va considerato che evitare alcuni luoghi o situazioni rende nel concreto impossibile o molto difficile frequentare delle persone o recarsi sul luogo di lavoro, in alcuni casi.
Le circostanze in cui si verificano gli attacchi di panico possono essere molto diverse fra loro: vi può essere un precedente stato di quiete, oppure uno stato ansioso già presente in precedenza; inoltre gli attacchi possono essere accompagnati dalla paura di utilizzare dei mezzi di trasporto (treni, aerei, auto...), di trovarsi in luoghi aperti (parcheggi, piazze...) o in luoghi chiusi (cinema, negozi...), di stare in fila o in mezzo ad una folla, di trovarsi fuori casa da soli.
Come si cura?
Non c’è pieno accordo fra i professionisti della salute mentale circa l’effettiva possibilità di guarire davvero da questo disturbo.
In base alla mia personale esperienza lo ritengo possibile, e credo che la generale cautela circa questo argomento sia la conseguenza di un malinteso che ho tentato di chiarire nella descrizione del disturbo, e che si potrebbe riassumere in questo modo:
È possibile guarire da un disturbo da attacchi di panico? Sì.
È possibile guarire dagli attacchi di panico o dall’ansia? No, perché, in un certo senso, non c’è nulla da cui guarire.
L’ansia è un’emozione che può segnalarci l’avvicinarsi di un evento importante, e che richiede un certo impegno da parte nostra. Mentre un attacco di panico isolato può essere la conseguenza di una difficoltà ad attribuire a questa emozione un corretto significato e, visto che coloro che ne soffrono hanno delle difficoltà nel riconoscimento pieno di questa emozione, nessuno può garantire che non avverranno più altri attacchi.
Gli obiettivi terapeutici che ci si può porre in questi casi, vanno nella direzione di un progressivo riconoscimento pieno e consapevole del modo in cui si manifesta l’ansia e delle situazioni che, volta per volta, la provocano.
Il punto d’arrivo ideale corrisponde ad un’integrazione armonica del vissuto ansioso nella vita e nella storia della persona, in modo tale che non rappresenti più qualcosa di spaventoso e da evitare, ma uno strumento di cui dispone l’organismo per segnalare l’avvicinamento - o l’allontanamento - di qualcosa di significativo per il perseguimento degli obiettivi individuali.
In conclusione, guarire da un disturbo da attacchi di panico è possibile: è possibile spezzare il meccanismo automatico ed invalidante che, da un segnale somatico indipendente (ad es. tachicardia), conduce ad una forte paura che questo segnale si intensifichi e che produca conseguenze devastanti (ad es. attacco cardiaco, morte, impazzire), e quindi ad un evitamento delle situazioni che potrebbero generare l’attacco.
Per concordare un appuntamento :
È descritta come una situazione di ansia o paura intense rispetto ad un oggetto o ad una situazione, molto precisa e circoscritta, che viene evitata o sopportata con molta fatica.
La paura o l’ansia devono essere sproporzionate rispetto al pericolo reale che può rappresentare quell’oggetto o situazione.
Gli effetti della paura/ansia, e l’evitamento conseguente, devono causare una compromissione significativa del funzionamento sociale o lavorativo dell’individuo.
Come si può facilmente constatare, la dinamica psichica con cui si presenta una fobia è sostanzialmente identica a quella del disturbo da panico, se non per la differenza che l’oggetto o la situazione temuti sono molto ben definite. Spesso si tratta di animali (che peraltro non sono, in condizioni normali, pericolosi), a volte di situazioni molto specifiche (es. la vista del sangue, volare).
Fobia specifica
È definito come una situazione in cui la persona prova ansia o paura intense nei confronti di situazioni in cui è esposta ad una possibile valutazione da parte degli altri.
In queste situazioni, la persona inizia a temere di comportarsi in modo che si noti la sua ansia, e che quindi sarà valutata negativamente per questo.
Per questo motivo si iniziano ad evitare queste situazioni.
Anche per questo disturbo ci troviamo di fronte a dinamiche sovrapponibili.
La situazione temuta in questo caso è l’esposizione sociale o, più precisamente, il provare ansia in una situazione del genere.
Ancora una volta il comportamento in cui esita questa dinamica è l’evitamento della situazione temuta.
Disturbo d'ansia sociale (o fobia sociale)
Come si curano?
Anche dalle fobie è possibile guarire.
In aggiunta alla comprensione ed integrazione del vissuto ansioso nella vita e nella storia individuale già descritta nella cura del disturbo da attacchi di panico, è possibile strutturare un programma, condiviso e accettato da psicologo e paziente, di progressivo avvicinamento all’oggetto o alla situazione temuta.
È definito come una situazione in cui, per la maggior parte dei giorni, per almeno 6 mesi, la persona prova ansia o preoccupazione difficilmente controllabili per una serie di eventi e/o attività diverse. Ansia e preoccupazione producono, in modo simile a come accade per gli attacchi di panico ma, di solito, in maniera decisamente meno intensa, in un vissuto corporeo caratterizzato da 3 o più dei seguenti sintomi:
Irrequietezza, tensione, Facile affaticamento, Difficoltà a concentrarsi, Irritabilità, Trensione muscolare, Alterazione del sonno
Per la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata non è necessario che la persona eviti le situazioni che generano ansia; è, tuttavia, facilmente intuibile, come un vissuto di preoccupazione e ansia sproporzionate rispetto alla portata degli eventi, possano produrre questo comportamento, il quale può essere poi, a sua volta, causa di una compromissione del funzionamento della persona.
Disturbo d'ansia generalizzata
All’apparenza, può sembrare più facile affrontare questo disturbo rispetto agli altri, a causa della portata più limitata dei sintomi elencati.
Tuttavia, è proprio grazie al fatto che questi ultimi sono più attenuati che spesso le persone riescono a sopportare il disturbo senza rivolgersi ad un professionista per molti anni, prima di rendersi conto di averne effettivamente bisogno.
Questo fa si che, quando accedono ad un percorso di cura, gli individui con questo tipo di difficoltà abbiano strutturato forti e complesse abitudini mentali, comportamentali ed emotive, che può essere più difficile da scardinare nella loro totalità.
Specialmente quando il paziente con questo tipo di sofferenza accede ad una consultazione in età avanzata, un obiettivo terapeutico realistico può consistere nel limare alcune di queste abitudini, e lavorare sui comportamenti di evitamento che eventualmente si sono innestati, per limitarne gli effetti negativi; questo, aggiunto ad un lavoro specifico sul riconoscimento delle emozioni, sulla comprensione del loro funzionamento, e la loro integrazione nel vissuto della persona.
Come si cura?
Contatti: 328.022.99.38 - psicologo@salvatoredangelo.com
Dott. Salvatore D'Angelo - p.iva 09299010968 - Privacy Policy